La notte del 16 ottobre 1981 si è spento serenamente a Trieste, tra le pareti domestiche, Carlo Strasser.
Era nato a Trieste il 26 giugno 1903, dal padre Otto, Cittadino
germanico di Aulendorf presso Stoccarda, di religione protestante,
e della milanese Giulia Sickenberger, italiana di sentimenti e
di religione cattolica.
A Trieste trascorre un'infanzia serena, ma alla fine della prima
guerra mondiale la famiglia Strasser deve transferirsi a Vienna.
Qui Carlo, che dimostra notevole propensione per gli studi, finisce
di frequentare il Realgymnasium e consegue la maturità
(1921). Nello stesso anno ritorna nella città natale, dove
pero deve impiegarsi nella ditta paterna, rinunciando ai tanto
sospirati studi universitari.
La passione del genitore per l'escursionismo e i contatti con il mondo dei naturalisti tirstini, all'epoca particolarmente fervido di idee ed entusiasmi orientano il giovane Carlo verso l'alpinismo e la speleologia. Con l'amico Egon Pretner raccoglie i primi Diplopodi e su consiglio del Prof. Giuseppe Müller ne inizia lo studio sistematico, guitado nei primi e difficoltosi passi da un insigne maestro, Karl Wilhelm Verhoeff. Con Verhoeff egli trascorre un periodo breve ma intenso di raccolte in Toscana ed all'Elba, ricavandone nozione e incitamento a scrivere i primi lavori.
Nel 1931 sposa Herta Wandling, triestina di origine austriaca,
dalla quale avrà tre figli. Seguono anni sereni, dedicati
alla raccolta ed alla amate escursioni.
L'incalzare degli eventi bellici pero lo sprona a servire volontariamente
quella patria da cui sempre era vissuto lontano. Il 1941 lo trova
come interprete fra tedeschi ed italiani, prima in Sicilia, poi
in Africa. In Grecia (Creta) ed altrove, sino alla prigionia ed
al ritorno, dopo fortunoso viaggio, in Italia, dove riabraccia
la famiglia a Tarvisio (1946).
Il secondo doppoguerra, a Trieste, non è migliore del primo,
soprattutto per un cittadino tedesco, ma i problemi dell'immediata
sopravvivenza non smorzano in Lui l'amore per il Carso Triestino,
meta delle gite domenicali, di cui fa conoscere ed apprezzare
ai tre figli ogni anfratto, ogni dolina.
Riacquistata la sicurezza economica, giunti i figli alla magiore età, riprendono con rinnovato ardore le ascensioni nelle Alpi Orientali: i soci del C.A.I. -XXX ottobre lo ricorderanno sempre compagno espertissimo di tante gite.
Inizia cosi per il Nostro periodo fecondissimo di studi e di
soddifazioni scientifiche: nel 1967 diviene membro corrispondente
della Senckenbergische Naturforschende Gesellschaft di Francoforte
e poco più tardi l'Università di Innsbruck gli conferirà
la Laurea honoris causa. La sua attività di studioso
dei Diplopodi, dei quali è ormai esperto di fama anche
extraeuropea, continuerà intensissima sino a pochi mesi
dalla morte.
"When I saw him last in June, 1979, - ricorda il grande miriapodologo
americano Richard Hoffman - he was in robust good health and actively
working on Grecian material. I would have guessed that he had
still ten active years... What a great pity that he did not have
a few more productive years!... He made the astounding transition
from a "Verhoeffian" in his young days into modern systematics
when he was well along in years, and then his last papers were
each better than the one before, a great change from the usual
rule". E' questa, del resto, convinzione unanime di tutti
i colleghi che hanno letto i Suoi lavori.
Vita ed opera di Carlo Strasser si comprendono appieno solo
illustrando alcuni aspetti della Sua personalità. Uomo
pacato ed introverso, sobrio e modesto nei modi, era di gusti
schiettamente semplici. Chi lo avvicinava per la prima volta,
passato el primo istante di soggezione, restava colpito dal linguaggio
conciso e dai modi riservati, cortesemente distaccati, ma allo
stesso tempo si sentiva oggetto di un'attenzione benevola e discreta.
Osservatore fine della realtà e delle persone attorno a
Lui, amava riservare le sue impressioni in un diaro, che compilo
con assiduità meticolosa dal 1921 sino a poco prima della
fine. I suoi ricordi escursionistici sono raccolti in 13 volumi
fittamente stenografati, spesso corredati di foto, ricchissimi
di date, di nomi, di luoghi.
Ma questa cura costante dell'annotare ordinato, che l'accompagno per tutta la vita, non era fine a se stessa. Profondamente legato alla famiglia, nella quale riversava tutto il suo affetto, Carlo Strasser è anche l'autore di une dei più singolari ed affettuosi che un uomoabbia mai fatto alla compagna della propria vita: un volume di Erinnerungen (Ricordi) scritto esclusivamente ed in una sola copia per la moglie Herta. Poco meno di quattrocento pagine dattilografate senza spaziatura, in cui scorrono, con stile scarno e vivace, gli anni dal 1941 al 1946, quasi un pegno per tante ansie, un vincolo nella separazione. Dice l'introduzione: "Der Inhalt der folgenden Blatter verdient es sicher nicht, der "Nachwelt" überliefert zu werden. Als ich sie damals aufzeichnete, waren sie mir eine Stütze und haben mir über viele öde und inhaltslose Stunden meiner Soldatenzeit hinweggeholfen... So habe ich begonnen, um die graue Langeweile zu bekämpfen ung meinem Dasein doch so etwas einen Inhalt zu geben, meine Erinnerungen aufzuzeichnen..."
Ecco dunque il "segreto" di Strasser: una profonda vita interiore che si traduceva all'esterno in pacatezza, comprensione, sincerità di sentimenti e metodo, nella vita di ogni giorno come nell'opera scientifica.
Scompare con lui uno dei tanti triestini che, nati in questa terra incrocio di lingue e di religioni, di montagne, mare e carso, hanno saputo dare ad essa la parte migliore del proprio spirito.
Alessandro Minelli, March 1982
(Ce texte est extrait d'une note publiée dans le Boll. Mus. civ. St. nat. Verona, en collaboration avec Pietro Brandmayer, et comprenant toute la liste des travaux de Carlo Strasser).